Prendere in mano le proprie redini e buttarsi un po’, insomma. Invece che stare a guardare passivamente. Per il mese di maggio abbiamo scelto una frase di Alberto Casiraghy, che richiama il dinamismo come antidoto alla rassegnazione. Questo post contiene un invito rivolto a chiunque senta da qualche parte dentro di sè che una fase si è conclusa: considerate l’opportunità di vincere la pigrizia e aprirne un’altra, diventando (perchè no?) volontari del Gabbiano. Per agevolare la scelta, spoileriamo il percorso. Nei primi tempi ci sente forti per aver fatto qualcosa di non previsto, tipo ce-l’ho-fatta-non-credevo. Poi ci sente buoni e inteneriti perché si porta il proprio aiuto ai “poveri” disabili. Purtroppo questa è una curva inevitabile. I più svegli se la lasciano in fretta alle spalle, ma tranquilli, nel caso vi aiuteremo noi a non sentirvi troppo buoni. Anche perché dopo il tunnel della presunta bontà, viene finalmente il bello: e cioè la scoperta che sono i presunti “aiutati” a educare i presunti “aiutanti”, almeno quanto, se non di più, avvenga il contrario. Ci stiamo costruendo un progetto, su questa consapevolezza. Anche al Gabbiano piantiamo un inizio.
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Maggio: quando si sente la fine, bisogna piantare un inizio